Valentina Puja | |
Tanti sport per dire estremo
Ce ne sono di terra, di aria e di mare, sfidano ogni elemento della natura per raggiungere, anche solo per un istante, l’apice di brivido e adrenalina tanto agognati.
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Di importazione o meno, in Italia gli sport estremi sembrano aver trovato ormai piena cittadinanza.
Il più popolare è sicuramente lo skateboard, lo sport nato in California alla fine anni sessanta nel quartiere degradato di Dogtown . Lì un gruppo di surfer inventa la "tavola su ruote" per diventare skateboarder impostando lo stile e il talento di quelli che saranno gli atleti simbolo di questa disciplina da allora in poi. Due nomi su tutti: Jay Adams e Tony Alva.
In Italia lo skate sbarca solo vent’anni dopo. Era la fine degli anni settanta e il modello Saturnus color arancio conquistava il cuore e il coraggio di tanti. Oggi ha un posto di diritto nelle grandi città: la stazione centrale di Milano, il quartiere Eur di Roma e il Centro Direzionale di Napoli, sono gli avamposti.
L'ultimo ritrovato è lo snakeboard, un skate creato in Sud Africa e diffuso attualmente in Francia; è formato dalle due estremità della tavola, agganciate mediante un tubo di metallo.
Arrivati dritti dritti dai favolosi Eighties i pattini a rotelle “in linea” hanno spopolato per lungo tempo a Venice Beach e a Miami prima di giungere anche qui da noi. I rollerblades per la verità nascono come soluzione alternativa per consentire agli atleti di hockey di allenarsi fuori dal palazzetto del ghiaccio. Oggi i roller derby sono tra le gare di squadra “di strada” più vivaci e violente d’oltre oceano. A praticare questo sport sono spesso ragazze, ben palestrate, truccate di tutto punto e armate di casco e imbottiture. La partita si gioca tra due gruppi di 5 pattinatrici.
In sottofondo musica heavy-metal e rock.
L’obiettivo è di battare (senza esclusione di colpi) l’avversario.
Dalla Polinesia proviene il surf, citato a suo tempo nel diario di bordo del capitano Cook; questo sport si diffonde però a partire dalle coste statunitensi e australiane. Greg Noll e Kelly Slater sono solo alcuni dei nomi che hanno fatto la storia, ma la categoria dei "surfisti" è tutt'altro che omogenea: sulle spiagge del Brasile e della California il surf è una pratica diffusa, un passatempo per tutti. In Italia la meta principale dei cacciatori di onde è sicuramente la Sardegna, ma il surf è diffuso anche in altre regioni come Toscana, Lazio e Liguria.
Se non siete nella stagione giusta, c'è pero una disciplina che non conosce impedimenti fisici né meteorologici: il parkour. Introdotto in Francia da David Belle all'inizio degli anni '80, e ispirato al film “Banlieue 13” di Luc Besson, il fenomeno si allarga e arriva anche in Italia. Si tratta di una tecnica di allenamento finalizzata ad acquisire una preparazione fisica per superare avversità e ostacoli.
Il parkour viene spesso confuso col free running; mentre quest'ultimo è l'arte di spostarsi correndo in modo spettacolare e acrobatico, nel parkour ogni movimento deve tendere alla massima efficienza. Due filosofie quasi opposte, una virtuosa, l'altra funzionale.
In bilico tra estetica sportiva ed estrema ratio atletica, il segreto in fondo è non avere paura.
In bilico tra estetica sportiva ed estrema ratio atletica, il segreto in fondo è non avere paura.
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Di terra, di aria e di mare, sport che sfidano ogni elemento della natura per raggiungere l'apice di brivido e adrenalina tanto agognati.

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